25 aprile

25 aprile - Festa della liberazione

Lettera agli studenti.

Lo so, in questi giorni, settimane e ormai mesi, il nostro pensiero è concentrato sull’emergenza. Un nemico invisibile, un virus, ci costringe a rimanere a casa, ci priva di molti affetti, ci fa vivere in una specie di bolla.

Tuttavia, care ragazze e cari ragazzi, non lasciamo che questo presente sospeso e fluttuante cancelli la nostra storia, perché senza memoria nessun futuro può essere progettato.

E allora facciamo uno sforzo (noi siamo energia, potenza, sforzo di esistere) per ricordarci chi siamo. Per ricordarci che noi siamo liberi. Per ricordarci che questa libertà non è scontata. Per ricordarci chi questa libertà ce l’aveva tolta e chi ha combattuto per riconquistarla, pagando anche con la vita il proprio impegno.

Oggi è il 25 aprile, ancora un giorno di distanziamento sociale certo, ma anche un giorno in cui festeggiare. Festeggiare che cosa? La libertà ritrovata. Il 25 aprile del 1945, infatti, le forze armate alleate anglo americane, insieme alle forze partigiane e all’Esercito Cobelligerante Italiano, liberarono Milano, ottenendo così contro i nazisfascisti la vittoria decisiva che pose termine alla dittatura e al più cupo periodo della storia del nostro Paese.

Il 25 aprile non rappresenta solo la fine del totalitarismo in Italia, ma anche l’inizio della rinascita.

Il Referendum Istituzionale del 2 giugno 1946 ha decretato la vittoria della Repubblica sulla Monarchia. Si è realizzato quel sogno che più di un secolo prima era sorto nella mente e nel cuore di Mazzini e di tanti democratici: l’Italia una, repubblicana, democratica.

Poi, con spirito mirabile di unità nazionale, guidati da alti valori morali e politici, quegli italiani, che insieme, seppur da differenti posizioni politiche, avevano lottato contro il fascismo, hanno dato vita a quella sintesi miracolosa che è la nostra Costituzione, ancora oggi un faro che orienta il nostro agire e tutela le nostre vite.

Nel corso degli anni successivi, il nostro Paese ha dovuto affrontare ancora tante e profonde ferite.

Penso, in particolare, alla stagione delle stragi, a partire da quella di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, passando per quelle di Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus nel 1974, fino alla terribile mattanza avvenuta alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980. Qualcuno pensava, con quelle bombe, di allontanare il nostro Paese dalla via della democrazia e di imporre un governo autoritario. Ma ciò non è avvenuto. Siamo stati forti, più forti della morte, più forti dell’odio.

Penso anche al terrorismo, nero e rosso, che ha insanguinato gli anni ‘70, fino al suo apice, l’attacco al cuore dello Stato, ovvero il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nel 1978. Questa è stata “la notte della Repubblica”, come ha definito gli “anni di piombo” il giornalista Sergio Zavoli.

Penso alle stragi mafiose, che hanno provocato molte morti, tra cui quelle dei giudici Chinnici, Falcone, Borsellino e di tanti altri servitori dello Stato e penso alla mafia, che, anche se apparentemente tace e non si vede, tuttavia continua ad uccidere, inquinare, affossare interi territori.

Tante ferite. Ma questo strano Paese, fragile ma coraggioso come i nostri figli, barcollante ma ancora in piedi come Jake LaMotta dopo aver incassato l’ennesimo pugno, stravolto ma eroico come il volto di Bartali e Coppi nelle più aspre salite del Giro d’Italia; questo strano Paese non ha mai smesso di amare la libertà, di amare la democrazia. Nessuno può toglierci la nostra libertà. Nessuno ce la toglierà.

Allora, care ragazze e cari ragazzi, questa emergenza terminerà, ma, mi dispiace dirlo, ci sarà sempre qualcosa che catturerà i nostri pensieri e sarà fonte di turbamento per noi. È la vita. Ma non dimentichiamoci la nostra forza, quella che ci ha permesso di sconfiggere il fascismo e di superare tutte le sfide che abbiamo incontrato.

Care ragazze e cari ragazzi non dimenticatevi mai che quella forza è anche la vostra. La forza dei partigiani, la forza dei servitori dello Stato, la forza dei vostri genitori, dei vostri nonni, di chi vi ha voluto bene, di chi vi ha educato e allevato, dei vostri insegnanti. Tutta la forza di generazioni è ora concentrata in voi. Voi siete quella forza. Voi siete persone giuste. E a un uomo giusto, come diceva Socrate, non può accadere nulla di male.

Non lasciamo che questa esperienza ci lasci chiusi in noi stessi. Perché non c’è democrazia senza impegno di ognuno. Facciamo in modo, invece, che le sfide che superiamo ci aprano sempre di più alla comunità, che ci rendano più politici, nel senso alto del termine, e meno individualisti. Difendiamo la nostra democrazia, come instancabili sentinelle. Prendiamoci cura della nostra libertà.

Buon 25 aprile. Buona festa della Liberazione.